Ti è mai capitato di osservare qualcuno che affronta un cambiamento con apparente naturalezza e pensare: “Beato lui/beata lei, io non ci sono mai riuscita/o”?
Succede spesso.
C’è chi cambia lavoro, inizia una nuova relazione, si trasferisce in un’altra città o prende decisioni importanti con una serenità che sembra innata. E poi c’è chi rimane fermo, anche quando sa che la situazione in cui si trova non lo fa più stare bene.
La conclusione a cui arriviamo quasi sempre è la stessa: dipende dal carattere, “sono fatta/o così! Non posso farci niente!”.
In realtà, la psicologia ci suggerisce qualcosa di diverso.
Di fronte a ciò che è nuovo, il nostro cervello reagisce con prudenza. È un meccanismo normale: tutto ciò che non conosciamo è meno prevedibile e, proprio per questo, richiede più attenzione. Per il sistema nervoso, l’incertezza rappresenta un segnale da valutare con cautela.
Ecco perché provare paura davanti a un cambiamento non significa essere fragili o poco coraggiosi.
Fa parte dell’esperienza umana e tutti quanti la provano.
La domanda da farsi, allora, non è “Perché ho paura?” ( avere paura è fisiologico e normale), ma “Perché alcune persone, pur avendo paura, riescono comunque a fare quel passo verso il nuovo?”
La risposta, spesso, affonda le radici nella nostra storia.
Fin da piccoli impariamo a conoscere il mondo osservando gli adulti che si prendono cura di noi. Li osserviamo e impariamo da loro il loro modo di affrontare la vita.
Se, davanti a un imprevisto, vedevamo curiosità, capacità di adattamento e fiducia nelle proprie risorse, è probabile che il nostro cervello abbia imparato a considerare il cambiamento come qualcosa di gestibile.
Se invece abbiamo respirato molta ansia, la convinzione che sbagliare fosse pericoloso o che fosse meglio non rischiare, è possibile che oggi ogni novità venga vissuta come una minaccia ancora prima di essere valutata per ciò che è davvero.
Questi apprendimenti diventano schemi automatici.
Sono come delle lenti attraverso cui leggiamo la realtà. E, proprio perché sono automatici, spesso li scambiamo per verità assolute.
Così, quando arriva un cambiamento, non reagiamo soltanto alla situazione presente. Reagiamo anche a tutto ciò che quella situazione rappresenta per la nostra storia.
Ed è qui che molte persone si bloccano.
Non perché siano meno capaci delle altre, ma perché il cervello rimane agganciato al primo segnale di allarme. L’attenzione si concentra su quello che potrebbe andare storto, i rischi sembrano enormi e le proprie risorse passano in secondo piano.
La paura, da emozione utile che segnala di fare attenzione, diventa l’unico criterio con cui prendere decisioni.
Fortunatamente non siamo condannati a reagire sempre nello stesso modo.
Il cervello conserva per tutta la vita una straordinaria capacità di modificarsi. Le esperienze che viviamo, le relazioni, il lavoro psicologico e i nuovi modi di affrontare le situazioni contribuiscono a creare connessioni diverse e, con il tempo, anche interpretazioni diverse della realtà.
Questo significa che possiamo imparare a riconoscere i nostri automatismi, a comprendere da dove arrivano e a non lasciare che decidano sempre al posto nostro.
La paura non scomparirà del tutto. E non deve farlo.
L’obiettivo non è diventare persone che non hanno paura, ma persone che riescono ad ascoltarla senza esserne soverchiate e paralizzate.
Ci avevi mai pensato?
Perché alcune persone si bloccano davanti alle novità, mentre altre le affrontano con facilità?
Ti è mai capitato di osservare qualcuno che affronta un cambiamento con apparente naturalezza e pensare: “Beato lui/beata lei, io non ci sono mai riuscita/o”? Succede spesso. C’è chi cambia lavoro, inizia una nuova relazione, si trasferisce in un’altra città o prende decisioni importanti con una serenità che sembra innata. E poi c’è chi rimane...
Ipnosi in psicoterapia: non è magia, è relazione
L’ipnosi è uno strumento potente, affascinante e spesso frainteso. Negli ultimi anni, complice anche la comunicazione sui social, viene talvolta presentata come una scorciatoia: poche sedute, un intervento mirato, e il problema scompare. Una promessa che attira, ma che rischia di creare aspettative poco realistiche e di spostare tutta la responsabilità del cambiamento sul terapeuta.In
Ipnosi: la mia esperienza e perché ho scelto di studiarla
Oggi voglio raccontarti come mi sono avvicinata all’ipnosi e perché ho deciso di specializzarmi. Era da tempo che stavo lavorando su una mia difficoltà personale. Pur avendo capito molte cose su di me e pur avendo modificato in parte il mio modo di approcciarmi alla situazione, sentivo che la fatica era ancora tanta. Così ho