Oggi voglio raccontarti come mi sono avvicinata all’ipnosi e perché ho deciso di specializzarmi.
Era da tempo che stavo lavorando su una mia difficoltà personale. Pur avendo capito molte cose su di me e pur avendo modificato in parte il mio modo di approcciarmi alla situazione, sentivo che la fatica era ancora tanta. Così ho deciso di provare una sessione di ipnosi.
Quell’esperienza è stata profonda, intensa e sorprendentemente interessante. Non solo mi ha aiutato concretamente sul mio problema, ma mi ha anche fatto capire quanto la nostra mente possa accedere a risorse interiori incredibili, spesso poco esplorate in altri approcci.
E stata quella esperienza che ha accesso in me il desiderio di approfondire seriamente l’ipnosi, con l’obiettivo di portarla nel mio lavoro con i pazienti. Così mi sono iscritta a un master annuale per ottenere una certificazione internazionale in ipnosi, un percorso che sto concludendo con passione e dedizione.
Cos’è davvero l’ipnosi?
Quando si parla di ipnosi, circolano molte idee sbagliate, spesso influenzate da spettacoli teatrali o film in cui le persone fanno cose buffe sé non addirittura ridicole o sembrano manipolate contro la loro volontà.
La realtà è molto diversa: l’ipnosi terapeutica è uno strumento potente che permette di entrare in uno stato naturale di attenzione focalizzata, chiamato trance.
In trance la mente rallenta e si apre a nuove possibilità, mentre il corpo si rilassa profondamente. Questo stato non significa dormire o perdere il controllo: la mente resta vigile, ma l’attenzione diventa più concentrata.
In effetti, tutti noi sperimentiamo stati simili ogni giorno: quando ci perdiamo nella lettura di un libro, nella musica, o persino quando guidiamo senza ricordare tutti i dettagli del percorso.
Cosa succede nel cervello durante l’ipnosi?
Dal punto di vista neuroscientifico, l’ipnosi modifica le onde cerebrali, portandole verso frequenze più lente, simili a quelle del rilassamento profondo o della meditazione.
Questo stato permette al cervello di:
- ridurre stress e iperattivazione
- aumentare la plasticità mentale, cioè la capacità di modificare schemi emotivi e comportamentali
- accedere a risorse interiori normalmente meno disponibili
In altre parole, la trance ipnotica rende più flessibile e ricettiva al cambiamento.
Falsi miti sull’ipnosi.
È importante sfatare alcune idee sbagliate comuni:
- “Si perde il controllo” – Falso. Sei sempre consapevole di ciò che accade e puoi interrompere la trance in qualsiasi momento.
- “Si fanno cose contro la propria volontà” – Falso. L’ipnosi non può far agire una persona contro i propri valori o convinzioni.
- “È come dormire, e non ricordi nulla di ciò che è accaduto durante la sessione” – Falso. La mente resta vigile, solo rilassata e concentrata.
- “È pericolosa, potrei non svegliarmi” – Falso. L’ipnosi è uno stato naturale che il cervello sperimenta spontaneamente ogni giorno. Non può essere pericolosa perché non c’è alcun rischio di non “risvegliarsi”: uscire dalla trance è automatico e immediato, anche se la sessione viene interrotta.
Perché ho scelto di portarla nel mio lavoro?
Dopo aver sperimentato personalmente l’ipnosi, ho capito quanto possa essere utile in psicoterapia. In uno stato di trance, possiamo aiutare il sistema nervoso a:
- modulare emozioni intense
- elaborare vissuti difficili
- riscoprire risorse interiori dimenticate
Per questo motivo sto integrando l’ipnosi nel mio lavoro clinico, insieme ad approcci trauma-informed, creando percorsi che aiutano i pazienti a trovare sicurezza, regolazione emotiva e nuove possibilità di scelta.
Se sei curiosa/o di saperne di più, puoi cercare nel mio blog gli altri articoli sull’ipnosi.